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September 02

Vampiri - Parte 2a

VAMPIRI: Le verità storiche
(da 'Il Mattino' del 1 novembre 1998)

 

Vampire_by_FarienCarNarquelie

 

Wayne Tikkanen, è questo il nome dell'uomo che forse ha distrutto il romantico ed orrorifico mito dei vampiri. Professore di chimica alla California State University di Los Angeles, Tikkanen avrebbe scoperto che vampiri e lupi mannari altro non erano che malati.
Nella Romania e nell'Ungheria del XVI e XVII secolo i veri mostri furono gli uomini del clero, i giudici e gli ignoranti che uccisero centinaia di persone che non erano l'incarnazione del demonio ma semplicemente dei malati di porfiria, una malattia del sangue che provoca lo sfiguramento dei tratti e fa calare la resistenza dei tessuti ai raggi ultravioletti.
Ecco perchè queste creature bevevano il sangue degli animali per alleviare il dolore (un rimedio della medicina popolare allora assai comune) e evitavano la luce del sole.
Quando la malattia è in uno stadio avanzato, la pelle comincia a scurirsi e si crepa per effetto dei raggi solari.
Le cicatrici si coprono di un anormale quantità di peli, le labbra spaccate si ritirano scoprendo i denti, il naso si erode e in qualche caso le dita delle mani si consumano, facendole assomigliare a zampe.
In alcuni casi, la malattia porta alla demenza.
Oggi la porfiria, considerata nella maggior parte dei casi ereditaria, è curabile ma ne sono affetti circa 100mila persone nel mondo.
La leggenda che vampiri e lupi mannari emergessero dalle tenebre con la luna piena si giustifica con il fatto che coloro che soffrivano particolarmente "uscivano solo dopo il tramonto" per evitare il sole.
Giustificato anche il terrore per l'aglio, perchè negli ammalati esso stimola le tossine contenute nel sangue facendoli gravemente peggiorare.
E la paura di questi "vampiri" per la croce appare più che comprensibile: i poveretti erano terrorizzati dal simbolo degli inquisitori, i quali li avrebbero messi al rogo come agenti del Diavolo.

 

Cronache

The_Last_Vampire_by_durkheim

 

Di casi di vampirismo, gli archivi di tutte le polizie (e non solo...) del mondo ne sono pieni, ma ho deciso di non riportarli in questo blog per rispetto alle vittime. Non parliamo di casi molto lontani, perché iniziano dal 1337 sino al 2004.

Se vi interessano altre notizie, potrete trovarle qui: http://www.vampiri.net/ombre_5.html sito dal quale ho tratto anche altre informazioni.

 

 

Vampiri - Parte 1a

 

 

Inizio questo affascinante post con una poesia scritta da me appositamente per l’'occasione.

 

Luna (Sole inverso)

 

Luna d’argento, luna lucente,

luna d’avorio come d’elefante un dente,

illumina la notte,

fa luce al mio cammino,

quando in solitudine non ho nessun vicino.

Non tramontare mai,

fa luce sulle ombre,

oltrepassa gli alberi che ti copron con le fronde.

Nel mezzo della notte, fammi compagnia,

fino a che il mattino ti riporti via.

Trepidando solitaria il tuo ritorno aspetterò,

fino a quando della tua luce il mio cuore ricolmerò.

                                                                                                                                                   (¯`·._) √ιяκ@ (¯`·._)     

                                                

 

 

Il significato del termine "Vampiro"

Vampir_Angel_of_the_dark_by_caraokulta

  "Vampiro" è un termine che deriva dal serbo croato. Nel 1897 lo scrittore Bram Stoker pubblicò la storia del famoso vampiro Dracula, collocandolo in Transilvania per rispettare l'origine centro-europea della tematica vampirica.

Il personaggio fu liberamente ispirato a Vlad III di Valacchia, detto "Tzepes" (l'impalatore), noto per aver fatto impalare decine di migliaia di persone. Era noto anche col soprannome di "Draculaea", da cui poi discese il nome "Dracula".

Canini lunghi, pelle bianca come il marmo e una forte dose di sensualità sono le caratteristiche del vampiro. Si crede che essi odino l'aglio ed i crocifissi, che possano diventare pipistrelli, fumo, che gli specchi non riflettano la loro immagine e che possano essere fermati solo piantando nel loro cuore un paletto di legno di frassino, decapitandoli o bruciandoli.

In realtà, di leggende sui "non morti" , se ne trovano già nel XII secolo ed in ogni cultura e tradizione.

Nell'antichità venivano fatte periodiche offerte alimentari per saziare la fame dei vampiri. Talvolta le provviste venivano chiuse direttamente nelle tombe.

Ci sono varie testimonianze sul fatto che queste venissero davvero utilizzate. Ne è un esempio il trattato "DE MASTICATIONE MORTUOREM IN TUMULIS", di M. Raufft, riguardante l'attività manducatoria nei sepolcri. Fin dall'epoca dei romani, presso le tribù barbariche-germaniche, era usanza sotterrare i morti con le membra legate con dei lacci (numerose sono le testimonianze archeologiche), perché anche presso questi popoli era diffusa l'idea che il morto potesse ridestarsi dal suo sonno e ritornare tra i vivi per vendicarsi.

La tipologia del "non-morto" varia da popolo a popolo ed il nome ha diverse varianti.

 

 

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"Mjertovjec" è il vampiro della piccola Russia, "Upir" quello polacco, "Vrukolaka" quello rumeno, greco e morlacco. Per i serbi è detto "Vurdalak", per gli albanesi "Sampir", per i bulgari "Norferat"... In "Carmilla", del 1870, lo scrittore Sheridan Le Fanu traccia il ritratto di una giovane vampira bellissima e misteriosa, che alla fine del racconto si rivela una contessa deceduta da tempo.

Fu quest'opera a spingere Bram Stoker a fare ricerche per il suo Dracula. Come è noto, i vampiri succhiano il sangue delle persone per rigenerarsi. Fin dall'antichità infatti, il sangue è stato visto come un liquido rigeneratore, capace di ridare energia fisica e la bellezza del corpo nella vecchiaia. Molte erano le persone che in passato usavano fare bagni in vasche di sangue per questi motivi. La più nota è la contessa ungherese Erzbeth Bathory del XVIII secolo, la quale era solita torturare le sue ancelle e fare bagni ristoratori nel loro sangue. Anche lei (personaggio realmente esistito) può essere considerata in un certo senso una vampira.

                                                                      (Sara Formentini)

 

 

LA STORIA DI DRACULA

Il padre di tutti i vampiri

 

Vlad Drakul

 

Il padre del famoso personaggio a cui si ispirò Bram Stoker per il suo più grande romanzo, si chiamava anch'egli Dracula, ovvero, Vlad Tepes (II) e nacque nell'anno 1431 nella città fortificata di Sighisoara in Transilvania. Suo figlio Vlad Tepes, vennè chiamato anch'egli Dracula, che significa "Figlio del Drago", ovvero "Diavolo" (in rumeno).

Dov'era la casa natale di Vlad, oggi c'è un ristorante. Una targa ricorda che il principe Vlad II, padre di Vlad Tepes, ci abitò dal 1431 al 1436.

Il castello di Bran, oggi adibito a museo, risale al sec. XIV e si trova in Transilvania. Secondo la tradizione, fu a lungo residenza di Vlad III di Valacchia, passato alla storia come Dracula. Prese la corona di Valacchia solo dopo otto lunghi anni. Mancavano pochi giorni a Natale 1447, quando il padre Vlad venne ucciso con l'intera sua scorta, mentre attraversava una zona impervia della Transilvania.

Vlad III, allora diciassettenne, trovò la reggia paterna di Tirgoviste occupata da Vladislao II, ma un giorno, approfittando della sua assenza, riuscì con un colpo di mano a riprendersi la corona, era la metà del XV secolo. L'assenza del rivale Vladislao fu, per sua sfortuna, assai breve. Rendendosi conto di non poter fronteggiare le sue armate, Dracula fuggì in Moldavia, dove regnava suo zio Bogdan. Tre anni dopo, una congiura di palazzo, spazzava via Bogdan dal suo trono e Dracula, insieme a Stefano, suo cugino e figlio del re spodestato, fu costretto nuovamente a fuggire,

La Valacchia era in mano ai Danesti, la Moldavia all'usurpatore Aron, la Transilvania agli Hunyadi. Dracula scelse di guadagnarsi la protezione di quest'ultimi, ma la sua fu un'abile manovra politca. Infatti, dopo aver partecipato a incursioni contro i Turchi, crociate nei Balcani e rappresaglie anche tra i principi cristiani, durante le quali si guadagnò l'orrido appellativo di Vlad Tepes (Vlad l'impalatore), Hunyadi lo condusse con se alla corte ungherese, nel castello di Buda. Lì conobbe Mattia Corvino, primogenito del suo nuovo maestro, destinato a diventare di lì a poco, re d'Ungheria. Vlad Tepes escogitò supplizi che "nemmeno i persecutori della cristianità, da Erode a Nerone, a Diocleziano ed altri imperatori pagani  , avevano mai concepito": è questo il giudizio dei suoi contemporanei, ma in quei tempi era necessario essere spietati...

 

 

 

Armand_by_iizzard_Vampir_

 

Fatti salienti nel mondo durante la vita di Vlad III (ovvero, quello che non sapevate)

 

1431 Nasce a Sighisoara in Transilvania Vlad III, secondogenito di Vlad II Dracul e della principessa ungherese Cneajna
Nasce Rodrigo Borja y Borja (italianizzato in Borgia) a Xàtiva in Spagna il 1 gennaio 1431 sarà il capo della cristianità con il nome di Alessandro VI (degno padre di Cesare Borgia detto il Valentino e Lucrezia Borgia), fu eletto Papa il 1492 fino alla sua morte in Roma il 18 agosto 1503.

1433 Nel concilio di Basilea si raggiunge il compromesso Compattate di Praga tale accordo scatena una guerra civile interna al movimento ussita.

1436 Ad Iglau, gli Utraquisti riconoscono Sigismondo come Re di Boemia.

1439 Dopo il Concilio di Basilea, dove si è discusso il primato pontificio e la riunificazione delle due Chiese, la Occidentale e l'Orientale, papa Eugenio IV trasferisce il concilio a Firenze, ma i riformisti lo dichiarano decaduto, eleggendo (anti) papa FELICE V. Si stabilisce infine l'unione della due Chiese che segnerà anche il distacco definitivo della Chiesa Russa Ortodossa da quella indicata come Greca.
Si accese tra la Serenissima e il Ducato di Milano una furiosa guerra per il possesso del Lago di Garda e delle terre che vi si affacciano. La lotta divampò con alterne vicende da Brescia alle Giudicarie e alla vallata del Sarca; sul lago i milanesi tenevano saldamente tutta la sponda occidentale da Riva fino al Mincio, e proprio dal Mincio una flotta si era spinta fino al porto di Riva stazionandovi, mentre i Veneziani in possesso della sponda orientale erano privi di navi da guerra, nè al lago avrebbero mai potuto portarla, non avendo una via d'acqua per accedervi. Ma Bartolomeo Colleoni compie un impresa leggendaria, fece arrivare la flotta veneziana sul Lago di Garda!

 

closeup_vampire

 

1442 Alfonso d'Aragona per la riconquista di Napoli, sorprende e vince gli Angioini con un singolare stratagemma: utilizza le grandi fogne e gli acquedotti della città che aveva, quando governava la città, lui stesso fatto costruire. Sorprende nei punti più strategici gli usurpatori del suo regno: gli Angioini. Un regno quello di Napoli che sarà presto unito al Regno di Sicilia.

1443 Papa Eugenio IV a Costantinopoli invita i principi a partecipare alla crociata. Accoglie l'invito solo Ladislao re d'Ungheria e di Polonia, che si pone a capo di un esercito. Ha inizialmente piccoli successi, ma poi non va oltre Varna, sul mar Nero, dove viene sconfitto e ucciso.
Filippo Brunelleschi viene nominato a Firenze capo a vita della fabbrica della cupola.
Donatello termina a Firenze le decorazione della Sagrestia vecchia di S. Lorenzo di Brunelleschi
Paolo Uccello riceve l'incarico di dipingere l'orologio del Duomo di Firenze, e prepara il cartone per la vetrata con la Resurrezione.

1444 Vlad II lascia il figli Vlad III e Radu, in ostaggio ai turchi in cambio di un aiuto armato per riconquistare il trono valacco. In questa lunga prigionia turca a Egrigoz (1444 – 1448) Vlad III impara ad odiare i turchi e il loro "barbari" costumi
Gli ASBURGO ci riprovano a conquistare la Svizzera, questa volta aiutati dai francesi di Carlo VII. La battaglia si svolge a Sanht Jacob. La vittoria permette alla lega di riuscire a convincere Zurigo e il cantone di San gallo a unirsi alla Confederazione.
Cosimo dei Medici istituisce a Firenze, per gli amanti del sapere e della conoscenza la Biblioteca Medicea Laurenziana, ricca raccolta di opere proveniente da ogni parte del mondo, con molti testi scientifici, ed alcuni rarissimi.
Erasmo da Rotterdam fa il riesame critico del "nuovo testamento" ma soprattutto del latino. La sua piu' celebre opera e' l'elogio della pazzia, una sferzante satira della presunzione teologica e scolastica e dell'immoralità del clero e della curia.
Viene terminata a Firenze la costruzione dello Spedale degli innocenti.
Nasce Sandro Botticelli (Firenze, 1444 - 1510).
Nasce Bramante. (Urbino 1444 - 1514)

 

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1447 Nel dicembre del 1447 Vlad II Dracul viene assassinato assieme ad uno dei figli

1448 A Magonza, Gutemberg mette a punto il primo sistema europeo di stampa a caratteri mobili. Con l'abilità di orafo, riuscì a coniare dei piccoli caratteri tipografici che mantengono una consistente durezza anche se utilizzati numerose volte nell'impressione per mezzo di un torchio a pressione.

 1449 In Europa compaiono i primi orologi a molla. Il tempo non è però diviso come intendiamo noi in 24 ore. Le ore sono un'invenzione molto tarda.
Nasce Lorenzo il Magnifico dei Medici, figlio di Piero il Gottoso
Nasce a Firenze Domenico Ghirlandaio - Figlio di Tommaso Bigordi, orefice, detto il "Ghirlandaio", perchè inventò le ghirlande per adornare la fronte delle fanciulle fiorentine.

1450 Ludovico Maria Sforza detto il Moro, quarto figlio maschio di Francesco Sforza, diventa duca di Milano succedendo alla famiglia dei Visconti.

 

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1451 Hunyadi assegna a Vlad III, che nel frattempo si era sposato con una sconosciuta nobildonna transilvana, i ducati transilvani di Amlas e Fagaras, sottraendoli a Vladislav II definitivamente passato dalla parte dei turchi, e lo riconosce come pretendente ufficiale al trono di Valacchia.
Importante svolta nel sultanato ottomano. A Murad II, morto quest'anno, gli succede il figlio Maometto II detto Il Conquistatore. Il nuovo sultano, é l'uomo che il prossimo 1453 porrà definitivamente fine all'Impero Romano d'Oriente, all'Impero Bizantino, sopravvissuto per quasi mille anni alla caduta di Roma.

1452 A Vinci nasce Leonardo (15.4.1452 - 2.5.1519) Figlio illegittimo di Piero di Antonio Vinci e di Caterina, che poi sposerà Attaccabriga di Pietro del Vacca di Vinci. Da quel momento Leonardo vivrà nella casa del padre.
Nasce Cristoforo Colombo a Genova (?) ma alcuni riportano l'anno di nascita indietro di un anno, il 1451.

1453 FRANCIA/INGHILTERRA - Con la Battaglia di Castillon finisce la Guerra dei Cento Anni tra la Francia e l'Inghilterra: durante la fase finale della guerra la Francia riconquista la Normandia e la Guienna.
COSTANTINOPOLI - Il 29-MAGGIO, Maometto II assedia i bizantini e s'impossessa di Costantinopoli si aprìrono così, ai turchi, le porte per la conquista della Penisola Balcanica; con Maometto che inizia una serie di grandi vittorie. Maometto entrato nella città, suo primo pensiero, fu quello di dirigersi verso Santa Sofia che trasformò in una moschea, poi cambiò nome anche alla città, da Costantinopoli a ISTAMBUL. Il nuovo nome era una storpiatura della frase greco-medievale "is tin bolin" (corrispondente al greco antico "eis ten polin") che significa "alla città" o "verso la citta" la "città" erea intesa come "capitale.

1455 Gutemberg stampa il suo primo libro; la Bibbia, detta poi La Mazarina, o Bibbia di Magonza o Bibbia delle 42 righe.

1456 Dopo la conquista di Costantinopoli (diventata Istambul) i Turchi invadono la Grecia. Omàr Tourachàm conquistata Atene. Dopo la Grecia, un'altra armata di Maometto partendo da Tessalonica, risale i Balcani portandosi fino in Serbia a Belgrado che tentano di conquistare ma sono respinti dai serbi del generale rumeno serbo HUNYADI, assistito da GIOVANNI da CAPISTRANO, il frate francescano che si era messo alla testa dei crociati europei.

  

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1457 Con ripercussioni in Serbia, muore il re d'Ungheria Ladislao Postumo. Gli succede il figlio del generale Giovanni Hunyadi, lo stesso che in Serbia sta lottando contro l'invasione turca e contro le mire dell'imperatore Federico III sostenuto da alcuni nobili ungheresi. Lo stesso Federico III in Germania, alla morte di Ladislao V Il Postumo (che estingue la linea albertina degli Asburgo) allarga i suoi domini di quella casata, più combatte contro il fratello Alberto per l'eredità dell'arciducato D'Austria.

1460 I Turchi ormai spadroneggiano anche in Grecia. Dopo la conquista di Atene, cade in mano degli ottomani anche tutta la Morea bizantina (il Peloponneso) Il Partenone viene trasformato in una moschea.
Lamberto Grimaldi diviene signore di un fazzoletto di terra al confine fra Francia ed Italia e se ne proclama principe. Riesce a destreggiarsi molto bene tra i tanti litigi, rivolte, autonomie, e i vuoti di potere fra le signorie di Milano, di Genova, dei Savoia e con lo stesso re di Francia, riesce a consolidare il diritto a conservare la sua indipendenza.
Viene fondata la prima Borsa Internazionale del Commercio ad Anversa. Vi si svolgono contrattazioni con agenti specializzati in diversi tipi di contratti e merci di svariata natura, e fino al punto da inserirsi nelle grandi rotte dello stesso Mediterraneo.
In Danimarca il Re Cristiano I della nuova Dinastia degli Oldenburg riunisce sotto il suo dominio, in Unione personale con la Danimarca e non statale, i Ducati di Schleswig ed Holstein.

1461 Durante l’inverno la Valacchia dichiara guerra alla Turchia che continua la sua avanzata inarrestabile. Per resistervi Vlad III ha però bisogno di aiuto ma, né il re ungherese Matyas, né il cugino Stephan, gli forniscono appoggio e così il potente sultano Mehemed II detto il Conquistatore, entra in Valacchia. Dracula si rifugia così nel suo castello di Arges insieme alla moglie, che per la paura di cadere nelle mani dei turchi, una notte si ucciderà gettandosi nelle acque del fiume Arges, che prenderà poi il nome di "fiume della principessa". Scappato dal castello e tornato in Transilvania, Dracula viene arrestato dai soldati di re Matthias e richiuso nella Torre di Salomone del castello ungherese di Visegrad, dove vi resterà per 12 anni, a causa di una falsa accusa di alto tradimento che gli viene rivolta.

1464 Maometto II riapre nuovamente le ostilità sui Balcani; Un imponente esercito musulmano sferrò l'attacco a Croia (od.Kruja) l'ultima fortezza dove si erano rifugiati gli albanesi; nonostante una tenace lotta impari dell'eroe dell'indipendenza albanese, Giorgio Castriota (in arabo Iskender Bey) tutto il territorio cadde nelle mani dei turchi.

1470 Altra offensiva dei turchi nell'Ubea. Travolgono i veneziani e si impossessano di Negroponte. Giorno su giorno, gli ottomani, tolgono i domini ai veneziani sui porti e sulle grandi rotte commerciali.

 

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1472 Papa Sisto IV, oltre la Cappella Sistina (che prende appunto il suo nome - opera di Giovannino de' Dolci) grande amante anche dell'arte, costituisce il Musero Capitolino; la piu' antica e anche preziosa collezione pubblica di arte italiana. Preziosa anche per la raccolta d'arte antica.
Mantegna nel Palazzo Ducale a Mantova, affresca diverse sale, dove i Gonzaga gli commissionano di esaltare negli affreschi i loro fasti.
Piero della Frencesca dipinge uno dei suoi capolavori: la Pala di Montefeltro (o di San Bernardino da Urbino).
Nel 1472, Ivan II detto il Grande sposa, in seconde nozze, Sophia Paleologo, nipote di Costantino XI, ultimo imperatore bizantino, assumendo il titolo di Zar.

1473 Negli anni di prigionia Dracula ottiene il consenso di sposarsi con Ilona Szilagy, parente del re ungherese, a patto di convertirsi al cristianesimo. Nella primavera del 1473 suo cugino Stephan di Moldavia, venuto a conoscenza dell’intenzione di Matthias Corvinus d'Ungheria di condurre una nuova potente Crociata, attacca Radu scacciandolo dal trono di Valacchia che però non passa a Vlad III ma al potente voivoda valacco Basarab III. Vlad III finalmente libero viene nominato comandante della Crociata e insieme al cugino Stephan e al principe provvisorio di Valacchia Basarab III, sconfigge i turchi scacciandoli definitivamente dal suolo valacco.
Nasce a Torùn, in Polonia, Nicolò Copernico
Manfredi, un grande anatomista del tempo, descrive per primo le ovaie della donna; studi accolti con enorme scetticismo dall'ambiente medico, e naturalmente arrivano gli anatemi da parte delle autorità ecclesiastiche.

1474 L’anno successivo Vlad II, il cugino Stephan ed principe provvisorio di Valacchia Basarab III firmano un patto di alleanza tra Valacchia, Moldavia e Ungheria.

1476 Mantegna dipinge il Cristo morto di una terrificante drammaticità. Nel dicembre Vlad III muore nella battaglia con Basarab III, tornato con un esercito di turchi, dopo un periodo in cui si era rifugiato prima a Bucarest e poi in Turchia. Basarab III fu probabilmente colui che lo uccise.

 

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Elizabeth Batthory,
la contessa sanguinaria

 

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Molte sono le leggende sui vampiri.
Esistono, però, anche documenti ufficiali che provano l'esistenza di esseri le cui vicende sono spesso sconcertanti. Uno di questi esseri è certamente la contessa Elizabeth Bathory, considerata la vampiressa più sanguinaria della storia.
Nata nel 1560 in una delle più antiche e ricche famiglie della Transilvania, Elizabeth Bathory aveva molti parenti potenti - un cardinale, alcuni principi, ed un cugino che era primo ministro d'Ungheria; il più famoso dei Bathory fu Re Stefano di Polonia (1575-86).
La nostra contessa convolò a giuste nozze con l'allora ventiseienne Conte Ferencz Nasdasdy quando aveva appena 15 anni. Con il consorte visse nel Castello Csejthe nella contea di Nyitra, in Ungheria. Il Conte, soprannominato "l'eroe nero di Ungheria", trascorreva molto tempo lontano da casa per combattere; durante le sue ripetute assenze, il servo di Elizabeth, Thorko, la iniziò alle arti dell'occulto.
Elizabeth, per un breve periodo, scappò con un misterioso straniero, per poi far ritorno altrettanto misteriosamente a casa. Il Conte la perdonò, ma Elizabeth, tornata al castello, iniziò ad entrare in conflitto con la suocera e, cosa assai più terribile, iniziò a torturare le serve con l'ausilio della sua vecchia balia Iloona Joo.
Con la morte di Ferencz nel 1600 iniziò il periodo delle più grandi atrocità volute da Elizabeth che, per prima cosa, scacciò l'odiata suocera dalla sua dimora.
Ormai quarantenne, la contessa soffriva di una incurabile e malsana vanità, ed iniziò a preoccuparsi della perdita della bellezza che inesorabilmente sfioriva con gli anni. Si narra che una serva, per averle tirato i capelli mentre l'acconciava, fu colpita dalla contessa, infuriata, così forte da causarle un'emorragia; il sangue della giovane bagnò la mano di Elizabeth che immediatamente si convinse che la sua pelle avesse acquisito la freschezza della giovane ragazza attraverso il suo sangue; la Contessa era sicura di aver scoperto il segreto dell'eterna giovinezza. 
 

 

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Coadiuvata dal sinistro Thorko e dal maggiordomo, spogliò la serva e la dissanguò, versando il suo sangue in una vasca, dopodiché si vi si immerse. Sue complici furono anche due presunte fattucchiere, Darvula e Dorottya Szentes. Per i 10 anni successivi, Elizabeth si faceva fornire dai suoi malefici servitori di nuove ragazze per il rituale bagno di sangue. Una delle vittime però, riuscita a scappare, informò le autorità sui terribili delitti che accadevano al Castello Csejthe.
Il re Mathias di Ungheria, sconcertato da tali fatti, ordinò al Conte Cuyorgy Thurzo, che era cugino di Elizabeth e governatore della provincia, di perseguire la Contessa attaccando il castello. Il 30 dicembre del 1610, il suo esercito assalì il dominio di Elizabeth.
Una volta penetrati nel Castello, gli invasori si trovarono di fronte ad uno spettacolo terribile: una ragazza morta nella stanza principale, completamente dissanguata ed un'altra viva con il corpo cosparso di fori; nei sotterranei trovarono molte altre ragazze imprigionate e, sotto il castello, i corpi di almeno altre 50 vittime. Elizabeth fu arrestata e, l'anno seguente si svolse il suo processo a Bitcse. La Contessa si rifiutò di dichiararsi colpevole o innocente e non si presentò mai al processo.
Di questa causa fu fatta una trascrizione che è pervenuta sino ai giorni nostri.
Johannes Ujvary, il sinistro maggiordomo, fece testimonianza di circa 37 ragazze assassinate, sei delle quali egli aveva assunto personalmente per lavorare al castello.
Nel perpetrare le atrocità spesso le vittime venivano legate e tagliate con forbici e coltelli.
A volte erano le due fattucchiere a torturare le giovani serve, a volte la stessa contessa.
Secondo la testimoniaza della vecchia balia di Elizabeth, circa 40 ragazze erano state torturate ed assassinate.
Tutti gli artefici di questa tenebrosa ed agghiacciante vicenda, tranne la Contessa Bathory, furono decapitati e cremati escluse le due streghe che furono arse vive.
Elizabeth non fu mai condannata per gli omicidi, ma fu eseguito l'ordine per cui le porte e le finestre della sua camera da letto fossero murate con lei dentro, lasciando solo un piccolo spazio dal quale far passare il cibo.

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Re Mathias II chiese successivamente la pena di morte per la Contessa ma, su richiesta del di lei cugino primo ministro, rinviò a tempo indeterminato l'esecuzione della pena capitale, condannando di fatto Elizabeth ad una reclusione solitaria a vita. Nel 1614, 4 anni dopo la carcerazione, una della guardie notò la contessa riversa a terra, immobile. Elizabeth Bathory, la "Contessa sanguinaria", era morta.

 

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Il Vampiro

Tu che t'insinuasti come una lama
Nel mio cuore gemente; tu che forte
Come un branco di demoni venisti
A fare, folle e ornata, del mio spirito
Umiliato il tuo letto e il regno-infame
A cui, come il forzato alla catena,
Sono legato; come alla bottiglia
L'ubriacone; come alla carogna
I vermi; come al gioco l'ostinato
Giocatore, - che tu sia maledetta!
Ho chiesto alla fulminea spada, allora,
Di conquistare la mia libertà;
Ed il veleno perfido ho pregato
Di soccorrer me vile. Ahimè, la spada
Ed il veleno, pieni di disprezzo,
M'han detto: "Non sei degno che alla tua
Schiavitù maledetta ti si tolga,
Imbecille! - una volta liberato
Dal suo dominio, per i nostri sforzi,
Tu faresti rivivere il cadavere
Del tuo vampiro, con i baci tuoi!"

da "I FIORI DEL MALE" di CHARLES BAUDELAIRE

 

 Vampire_Goddess_by_PrincessSena7

 

I VAMPIRI... Secondo i Bulgari...

Secondo i Bulgari nove giorni dopo il funerale il vampiro tornava sulla terra in forma aerea non per procurare del male ai viventi, ma solo per fare loro qualche dispetto. Egli non sentiva il bisogno di nutrirsi di sangue umano, salvo nel caso in cui avesse del tutto esaurito le proprie riserve di sostentamento. Il quarantesimo giorno dopo il decesso, quando nelle tradizioni dell'Europa orientale l'anima doveva staccarsi completamente dal corpo, secondo le credenze bulgare il vampiro usciva con il proprio corpo dalla tomba. Si rendeva necessario, allora, bruciarlo e, dopo averlo inseguito con l'immagine di un santo, «imbottigliarlo» e gettare immediatamente la bottiglia sul fuoco. E impossibile che il vampiro così imprigionato potesse essere una salma; evidentemente si trattava di uno spirito o di un fantasma con connotazioni vampiriche.

 

tratto da "Vampiri Europei e Vampiri dell'aria Sciamanica" di Carla Corradi Musi - Rubbettino Editore - 1995

 

 

  Vampir_Dance_Macabre_by_carnival_macabre

 

Krvopijac
Vampiro originario della Bulgaria. Il Krvopijac diventa tale per aver commesso atti sacrileghi; il caso più frequente è l'orgia praticata durante il periodo di Quaresima. Per inchiodare definitivamente il Krvopijac nella tomba, bisogna mettere nella sua bara un ramo spinoso di rose selvatiche.

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Obour
Vampiro originario della Bulgaria, analogo al connazionale chiamato «Krvopijac».

tratto da " I Vampiri" di M.D. Cammarota jr - Fanucci Editore

 

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  Prima generazione: Caino

 

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Nella Bibbia sono molti i riferimenti al sangue, forse il primo in assoluto è quello relativo allo scontro fra Caino ed Abele.
Secondo alcune "tradizioni" la stirpe dei vampiri discenderebbe proprio da Caino, ma quali motivazioni hanno portato a credere tale cosa? L'uccisione di Abele per mano di Caino non fu un evento del tutto inatteso per i genitori, Adamo ed Eva.
Eva infatti aveva visto in sogno il sangue di Abele scorrere nella bocca di Caino che lo beveva avidamente, mentre il fratello lo supplicava di non prenderglielo tutto.
Questo sogno di Eva ricorda fin troppo da vicino il mito del vampiro, ovviamente non possiamo dire che Caino si nutrì del sangue del fratello Abele, ma questo sogno è molto chiaro.
Quando effettivamente Caino uccise Abele il signore gli parlò ed anche qui il sangue rivela un'importanza notevole nella discussione.
"Dov'è tuo fratello?" (gen 4, 9) Chiese il Signore.
"Sono forse il custode di mio fratello? Sei tu che vegli su tutte le creature eppure chiedi conto a me! Io l'ho ucciso è vero ma sei stato tu a creare in me l'inclinazione al male. Tu sei il custode di tutte le cose perchè allora hai permesso che lo uccidessi? Tu stesso lo hai ucciso poichè se avessi mostrato di gradire la mia offerta come la sua io non avrei avuto motivo di invidiarlo e non l'avrei ucciso".
Questa è una giustificazione molto "comoda" per Caino, il ritorcere verso il Signore la sua stessa opera.
Ma Dio disse: "la voce del sangue, come il sangue dei giusti che avrebbero potuto nascere dal seme di Abele, grida il tuo crimine".
La voce del sangue che trasmette un messaggio, che contiene l'anima, l'essenza, di ogni essere umano il suo passato ed il suo futuro.
Tornando al sogno di Eva se Caino si fosse nutrito del sangue di Abele avrebbe preso dentro di se tutta questa "memoria", arricchendosene.
L'immagine che Eva ha avuto è assai più vecchia di tutte le successive leggende sui vampiri create o diffuse nel periodo romantico, se Caino avesse voluto effettivamente avere per se la "fortuna" di Abele e rendere un'offesa al Signore, il berne il sangue poteva essere considerato un atto logico. 


 

L E   L I N E E   D I   S A N G U E

 

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"Durante le prime notti, così i sire raccontano ai loro infanti, i 13 nipoti di Caino che sopravvissero alla lotta della Prima Città, misero al mondo una progenie a loro immagine e somiglianza, tramandando le arti mistiche e le maledizioni magiche. In questo modo furono fondati i 13 grandi clan dei Fratelli che cacciano tuttora nel mondo..."

Questa sezione presenta i 13 clan che sostengono di esser nati dai leggendari Antidiluviani e che comprendono la maggior parte dei Figli di Caino. C'è da ricordare che la maggior parte dei clan aderisce ad una delle sette in particolare. Con la Camarilla, custode della tradizione assieme a coloro che le rendono omaggio è formata, hanno deciso di schierarsi Brujah, Malkavian, Nosfertu, Toreador, Tremere e Ventrue. Il mostruoso Sabbat, invece, può vantare di possedere tra le sue fila solo di clan Lasombra e Tzimisce ma molti dissidenti dei clan 'camarillici' spesso abbandonano la loro setta per unirsi alla causa del Sabbat. Questi traditori vengono chiamati con l'appellativo di Anticlan. Infine rimangono anche quattro clan indipendenti: Gangrel, Assamiti, Giovanni, Ravnos e Setiti. Quest'ultimi, salvo rare eccezioni, rimangono con i loro simili senza unirsi alle lotte della Camarilla o del Sabbat.


 

Antichi Romani: Vampiri?

 

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"Ave Caesar, morituri te salutant"

Ai tempi dell'antica Roma era consuetudine recarsi al Colosseo per assistere agli spettacoli dei gladiatori.
I gladiatori erano reclutati fra gli schiavi, i prigionieri di guerra o persone indigenti; spinti verso questa pericolosa attività, nutrivano la speranza di divenire ricchi e famosi.
Le attività che anticiparono i combattimenti tra gladiatori, attraverso celebrazioni e riti di carattere religioso e sacrificale umano, prima che nell'antica Roma, apparvero nelle civiltà etrusca, greca, egizia e mesopotamica.
Furono comunque gli Etruschi ad esportare questa loro usanza nel sud dell'Italia, quindi le origini romane dei combattimenti tra gladiatori vanno fatti risalire alle tradizioni etrusche.
Nelle città di Ercolano, Capua, Pompei e Nocera, in virtù del benessere economico dei loro cittadini, i combattimenti tra gladiatori trovarono terreno fertile per il loro sviluppo.
A Pompei sorse una delle più importanti scuole gladiatorie (ludi).

 

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A Roma l’imperatore Claudio gradiva gli spettacoli sanguinari, così come Augusto, che offrì un combattimento che durò otto giorni e al quale parteciparono 10.000 gladiatori.
Nel Colosseo i gladiatori combattevano contro fiere o contro altri gladiatori.
Alla fine di tali combattimenti, vi erano dei servi addetti alla rimozione dei cadaveri dall'arena. Essi erano dotati di uno stiletto per dare il colpo di grazia ad eventuali gladiatori moribondi.
I corpi dei gladiatori morti, venivano portati in una sala situata sotto l'arena del Colosseo.
Era fiorente il commercio di sangue di gladiatore.
Si credeva, infatti, che il sangue di gladiatore procurasse forza ed energia.
Era ritenuto che il sangue possedesse proprietà curative e curasse in modo particolare l'impotenza. Era espressamente prescritto di berne, per fare in modo che le sue proprietà sortissero i loro effetti benefici in modo più diretto.




 

August 01

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September 10

SIRENE

 

 

 

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 sirene


 

Donne bellissime e seducenti, che apparivano tra le spume del mare chiedendo con un canto suadente ai marinai di interrompere la loro solitaria navigazione e di indugiare con loro....

In pochi hanno resistito all’invito che precedeva una fine crudele e il mancato ritorno di tanti marinai…

 

 

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Mentre ch'io parlo, la nave alata veleggia;
ed ecco qual nebbia lontana
i lidi delle Sirene sorgere su dal mare...
Il vento cessato: nel cielo
gran quiete; nel mare in silenzio
il moto dell'onda ristagna:
certo un demonio perverso
ha l'aria calmata, il mar levigato e assonnato...
Caduto il vento, dormono i flutti in bonaccia.

 

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L’origine delle sirene è antichissima.
Già nella mitologia ellenica le sirene erano creature incantatrici che attiravano con i loro irresistibili canti i malcapitati marinai verso le sponde, facendoli naufragare (vedi la leggenda dell’Ulisse di Omero), oppure erano identificate come mostri con un corpo di uccello e una testa di donna (nelle storie degli Argonauti). Famose erano le sirene che abitavano le coste della Magna Grecia: Partenope (che diede il nome all’antica città di Napoli), Ligea e Leucosia.

Nella tradizione europea dal medioevo in poi (dalla descrizione che troviamo nel "Liber Monstrum", assumono le sembianze di meravigliose creature metà pesce e metà donna, e diventano creature buone, dolci e leggiadre, perdendo la primitiva connotazione malvagia.

Tutti i popoli costieri conoscono almeno una sirena, una creatura che li assiste lungo i viaggi per mare e nei momenti più brutti del lavoro di pescatori. La figura della sirena compare in molti bestiari medievali, accanto ad altre creature fantastiche come i draghi e gli unicorni. Secondo alcune leggende nordiche le sirene possono cambiare sembianze a contatto con la terra ferma, trasformando le pinne della coda in gambe e assumendo di nuovo fattezze ittiche al contatto con l'acqua.

Molte fiabe raccontano di sirene che vogliono diventare umane a tutti gli effetti, con gambe e braccia al posto della coda e delle pinne. La favola di Andersen, ripresa da Disney nel cartone animato del 1989 "La Sirenetta", ha fatto della protagonista la più famosa delle sirene di tutti i tempi, un fanciulla graziosa ed innamorata della vita terrestre (e di un bel marinaio).

Narra la leggenda che Ercole staccò il corno ad Acheloo, il dio con corna e con la coda di serpente. Dalla ferita caddero dodici gocce (un'altra versione parla di sei) e da quelle gocce vennero fuori le prime sirene…

Lasciando per un attimo da parte le leggende, le origini del mito delle sirene sono oscure e discordanti: quando nacquero non erano donne-pesce, ma donne-uccello. I greci le descrivevano come immensi uccelli con testa di donna. E’ solo nel Medioevo che il Liber Monstruorum o il libro dei mostri parla delle sirene come donne-pesce.

In origine dunque esse avevano corpo d'uccello dai lunghi artigli, con grossi seni e volto di donna. Questa fisionomia ben si associa alla caratteristica del canto ammaliatore, essendo il canto elemento tipico degli uccelli e non degli esseri marini. Il loro nome deriverebbe da una radice sanscrita (svar=cielo) legata al significato di "splendore" (e quindi "attrazione") oppure, secondo altri etimologi dalla base semitica "sjr", che vuol dire cantare.

Come si sia passati poi dalla figura di donna-uccello a quello di donna-pesce, resta un mistero. Tra le ipotesi, un errore di trascrizione, dal latino 'pennis' (penne, piume) a 'pinnis' (pinne). Un'altra ipotesi è che il mito donna-uccello sia nato in paesi lontani dal mare, o in zone interne, una figura mitologica molto simile come raffigurazione e attitudine alle Arpie, per mutarsi poi in donna-pesce quando il mito delle sirene ha raggiunto culture rivierasche, proiettate verso il mare.

Il più noto riferimento alle sirene è forse quello tratto dall'Odissea, quando la maga Circe avverte Ulisse del pericolo che le sirene rappresentano con il loro canto ammaliatore e gli suggerisce di tappare le orecchie dei marinai con della cera. Ulisse, se vuole ascoltare questo canto, deve farsi legare saldamente all'albero della nave, ordinando ai marinai di non slegarlo, qualsiasi cosa egli dica od ordini loro. Con questo trucco, Ulisse può sentire il canto, pur scampando il pericolo.

Meno noto, l'incontro di Giasone e degli Argonauti con le sirene, di cui ci narra Apollonio Rodio ne 'Le Argonautiche'. In questo caso fu Orfeo a salvare i marinai dal canto delle sirene, suonando a sua volta in maniera così melodiosa che gli uomini ascoltarono lui e ignorarono le sirene che, deluse e umiliate, si tolsero la vita gettandosi da una rupe.

Ma il mito delle sirene non si limita al bacino mediterraneo: è presente anche nelle mitologie scandinave, irlandesi e inglesi, tedesche, russe e in quelle del medio oriente e dei paesi asiatici. Spesso alla figura femminile si aggiungono anche figure maschili, come Tritone, figlio di Nettuno, nella mitologia greca, Ningyo in Giappone e Vatea, "il creatore", in Polinesia.

 

 

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Soprattutto in tempi remoti le sirene erano considerate esseri malevoli, portatrici di disgrazie. Rappresentavano il binomio 'inganno-morte', con il loro canto ammaliatore che attirava le navi sottocosta, verso scogli nascosti, per farle naufragare. Per alcuni le sirene erano reincarnazioni di spiriti respinti dall'Aldilà, esseri assetati di sangue che si cibavano dei marinai che riuscivano a nuotare fino a loro, senza affogare. Il loro canto soggiogava chiunque lo udisse, che ritornava però in pieno possesso delle proprie facoltà mentali, una volta allontanatosi sufficientemente da non udire più il loro canto. Una forma, insomma, di follia temporanea.

Nei secoli la figura della sirena ha subito cambiamenti graduali, da simbolo dell'inganno mortale, a semplice frutto della fantasia di marinai, che raccontavano di averle incontrate, conseguenza questa dell'essere rimasti troppo a lungo in mare e di aver così perduto il senno. Le segnalazioni di avvistamenti sono proseguite fin quasi ai tempi nostri, mentre la figura della sirena si è trasformata in un simbolo di donna misteriosa, dotata di fascino magnetico, capace di risvegliare fantasie, spesso raffigurata con connotati sexy, quasi un simbolo erotico, oppure, come nella favola di Andersen, il simbolo dell'eterna lotta tra razionalità e istinto nel cammino dell'evoluzione spirituale: la conquista di un'anima che fa diventare umani e la perdita della coda, simbolo animale, con conseguente rinuncia all'ambiente e alla condizione originaria.

Leggende sulle sirene e sui tritoni esistono da sempre, le prime rappresentazioni e descrizioni risalgono all’ottavo secolo prima di Cristo e la loro immagine ha da sempre evocato mistero, bellezza ed erotismo tra artisti e scrittori di tutti i tempi. Già nella mitologia della Mesopotamia si parla di esseri anfibi, i cosiddetti Oannes. Le molte tavolette cuneiformi ritrovate parlano di sette saggi che giunsero nelle terre di Sumer più di 5.000 anni fa per istruire la razza umana. Questi esseri erano stati creati dagli Annunaki, che erano gli dei della mitologia mesopotamica.

Queste leggende sono simili ad altre di altri popoli. Anche Platone ci racconta nei suoi scritti di una storia che aveva sentito da Solone, inerente sette saggi venuti dal mare che avevano portato la sapienza nell'antico Egitto, negli albori della civiltà.

Anche nell'antico Giappone abbiamo i Kappas, che sono strani esseri con piedi e mani pinnate, che, anch'essi, vennero dall'Oceano Pacifico per istruire gli uomini. E qui, potremmo ricollegarci alle leggende relative mondi sommersi come quella di Atlantide e Lemuria.

I Babilonesi adoravano un dio sorto dalle acque che insegnava le arti e le scienze all’uomo. I Siriani adoravano una dea legata al potere della luna e delle maree: Atargatis. Questa dea che veniva rappresentata come una sirena,venne in seguito trasmutata in un pesce dopo che per la vergogna di aver dato alla luce un figlio umano lo abbandonò e uccise il padre.

Sia nella mitologia greca che in quella romana abbiamo frequenti descrizione di divinità marine, come ad esempio Poseidone o Nettuno, descritti come metà uomini e metà pesci. Anche Omero, nella sua Odissea, parla delle sirene e del loro ammaliante canto.

Nella mitologia tedesca, troviamo spesso citate le sirene, Meerfrau, e di Nix e di Nixe, abitanti le acque dolci, creature piuttosto infide con l’uomo che prima veniva ammaliato e poi incontrava la morte per affogamento.

Spostandoci più a nord ed esattamente in Irlanda, si ha notizia di sirene, Merrows o Muirruhgach, che vivevano su una terra asciutta che si trovava però sotto il mare che avevano il potere di passare attraverso l’acqua senza affogare. Tra questa popolazione vi erano donne bellissime e uomini, al contrario piuttosto bruttini, con nasi rossi, capelli e denti verdi e un forte debole per il brandy.

In Scandinavia e in Norvegia si può leggere una ricca mitologia popolata di tritoni e sirene. Gli antichi norvegesi dicevano che appena fuori dall'acqua, le sirene potevano diventare donne, ma una volta ritornate nel mare, riassumevano il loro aspetto iniziale. Hanno dei lunghissimi capelli con colori decisamente strani, per farli confondere con le alghe. Dai loro capelli escono brillanti, gemme, perle e pietre preziose. Tutte le sirene hanno denti normali, ma dietro questi hanno denti affilatissimi e aguzzi; li usano per masticare pesci, alghe e anche carne umana. In Norvegia, poi, le sirene sono descritte come creature spesso crudeli e il loro avvistamento non era ritenuto di buon auspicio.

Nella mitologia russa sono presenti creature marine come il Dio dell’acqua e le sue figlie ma si narra anche di uno spirito maschile dell’acqua, Vodyany, che inseguiva marinai e pescatori e ninfe dal carattere piuttosto maligno che facevano affogare i nuotatori.

I Giapponesi credevano in Ningyo, un pesce con testa umana, mentre in Polinesia il creatore, Vatea, veniva dipinto come mezzo umano e mezzo delfino.

 

 

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In tutte le culture ci sono le sirene ed i miti e leggende ad esse associate continuano a vivere e a popolare l’immaginario collettivo. Ecco le più note:

Intorno all'isola di Man vivono le Ben Varrey, sirene particolarmente abili.
Nei mari della Scozia si incontra Ceasg, sirena dalla coda da salmone che, se catturata, in cambio della libertà esaudisce tre desideri.
Le gelide acqua della Norvegia e della Svezia ospitano la Havfrue e l'Havmand, rispettivamente la sirena e il tritone della Scandinavia. La sirena è incostante e dispettosa, la sua apparizione indica tempesta o pesca misera. Spesso le navi antiche avevano sulla prua una polena (figura di legno scolpita) a forma di sirena, come se gli uomini di mare volessero scongiurare l'ostilità di sirene come la Havfrue.
Orejona è una sirena con caratteristiche anfibie: ha gambe da donna, ma mani palmate e branchie. Orejona è una sirena aliena, scesa da una navicella spaziale d'oro e sbarcata nel lago di Titicaca. Nelle grotte marine spesso abitano delle sirene bellissime come lei, ma altrettanto crudeli e spietate: amano infatti cibarsi di carne umana.

Le Ningyo sono sirene del Giappone, molto timide e innocue.

In Thailandia vive la Duyugun, sirena dai lunghi capelli; esse non sono attraenti e la prima di loro si dice che fosse una bambina molto disubbidiente, trasformata dagli spiriti in sirena.
In Nigeria vive Mami Wata, una sirena che dà poteri magici a chi la vede.
Nel mar Rosso nuotano le Memozini. Secondo la leggenda, queste sirene sono le figlie dei soldati del faraone Ramses, annegati e sposati poi con delle sirene.
Nelle acque del Galles nuotano le bruttissime Morforwyn, sirene con la bocca larga, senza naso, senza orecchie, con braccia corte e zampe palmate: vengono considerate la personificazione delle onde in tempesta.

In Italia si nasconde in una conchiglia enorme Murgen, nata dalle acque, una sirena che la notte fra il 24-25 Gennaio esce dalle acque e predice il futuro. Sotto il faro di Messina abita una sirena che si fa vedere da poche persone e appunto per questo di lei si sa poco. Di fronte a Lecce, dovrebbe esserci il castello sottomarino della regina delle sirene, il cui immenso giardino è coltivato dai marinai annegati.
In Guyana, la dea delle acque si chiama Amana e può assumere qualsiasi forma: è lei che ha insegnato la magia ai primi maghi e alle prime streghe.


 

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Con lo sviluppo della Cristianità le sirene, al contrario di tutti gli altri dei, hanno continuato a vivere, forse perché non erano considerate come una minaccia per i valori cristiani, o forse perché, come sostengono alcuni, la sirena serviva alla cristianità come emblema morale del peccato.

Con l’avvento dell’Illuminismo però le sirene vennero definitivamente catalogate nel mondo del fantastico e tutte le testimonianze raccolte e gli avvistamenti di queste creature marine vennero considerate il frutto della fantasia di uomini che erano stati per troppo tempo in mare.
La figura della sirena continua comunque ad esistere, specie durante il Romanticismo, e molti sono i casi riportati di avvistamento anche durante il diciannovesimo secolo.
In letteratura, e nell’immaginario collettivo la sirena è diventata una metafora per descrivere donne avvenenti e magnetiche nonché emblema della doppia natura umana divisa tra intelletto e impulso. La modernità, infatti, la ritrae come una creatura desiderosa di guadagnare un’anima per diventare umana perdendo per sempre il suo unico connotato animale la coda e la possibilità di vivere in mare, come narra Hans Andersen.

Nel nostro secolo il credere nella possibilità che le sirene esistano o il non crederci affatto sembra non avere più tanta importanza. Ma la sirena attira sempre un certo interesse perché rimane comunque una creatura misteriosa.
Il rapporto e la considerazione che hanno avuto gli uomini durante i secoli nei sui confronti rispecchia il modo in cui gli stessi uomini hanno guardato al mare.
Il mare come fonte di vita e di morte ma sempre un mare che continua ad affascinare per la sua bellezza, la sua dolcezza, la sua forza e il mistero che non sembra mai del tutto svelato.

 

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Parlando di tempi più recenti, i passeggeri di un mercantile dichiararono che esiste un serpente nel golfo di Aden che ha la testa simile a quella di un bulldog. Molti anni prima erano stati ripescati nello stesso golfo due sirenoidi, uno di sesso maschile ed uno di sesso femminile (nella foto sottostante).

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Per molti si trattò di una sofisticata burla, per altri, dell'unica vera prova dell'esistenza di strani esseri, simili a sirene, nei mari più inesplorati. D'altronde, peccheremmo di presunzione se pensassimo di conoscere al 100 % le specie viventi presenti sulla Terra. Infatti, di tanto in tanto, gli zoologi scoprono specie animali che si pensava non fossero mai esistite o fossero ormai estinte. Noi non sappiamo se i sirenoidi di Aden siano o non siano stati reali, tuttavia non si più escludere a priori nessuna possibilità. Di questi sirenoidi ora non ne rimane più traccia. Questo complica ancor di più le cose. Resta il fatto che le sirene, così come tanti altri esseri fantastici, rimangono un mistero affascinante, capace ancora di farci sognare.

 

 

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Si racconta che le sirene, malgrado l'aspetto dolce e seducente, siano spiriti di morti reincarnati perché respinti dall'Aldilà; non si considerano non-morti, ma sono ugualmente maligne ed assetate di sangue.

Esse attendono le loro prede appostate sugli scogli: quando una nave si avvicina, ne attirano a sè l'equipaggio con la magia del loro canto e ne fanno un orrido banchetto.

Il canto delle Sirene è udible sino a 200 metri; tutti gli uomini entro questo raggio ne restano incantati... abbandonano qualunque azione e si gettano a nuoto per raggiungerle. Se non annegano prima, si lasciano poi uccidere senza opporre resistenza.
Le Sirene continuano a cantare finché la nave si trova a portata d'orecchie ma, appena smettono di cantare, tutti coloro che ne erano stati stregati tornano normali.
Coloro che si tappano in tempo le orecchie con della cera, o che vengono protetti con qualche incantesimo, restano totalmente insensibili alla magia del canto. Le donne, naturalmente, sono immuni dall'incantamento delle sirene.

 

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 Il canto delle sirene
(F. De Gregori)

Non sarà il canto delle sirene che ci innamorerà,
noi lo conosciamo bene, l'abbiamo sentito già,
e nemmeno la mano affilata,
di un uomo o di una divinità.
Non sarà il canto delle sirene
in una notte senza lume,
a riportarci sulle nostre tracce,
dove l'oceano risale il fiume,
dove si calmano le onde,
dove si spegne il rumore.
Non sarà il canto delle sirene, ascoltaci o Signore.
Mio padre era un marinaio, conosceva le città,
mio padre era un marinaio, partito molti mesi fa.
Mio figlio non lo conosce, mio figlio non lo saprà,
mio padre era un marinaio, partito molti mesi fa.
Non sarà il canto delle sirene, nel girone terrestre,
ad insegnarci quale ritorno, attraverso alle tempeste,
quando la bussola si incanta, quando si pianta il motore.
Non sarà il canto delle sirene a addormentarci il cuore,
quando l'occhio di Ismaele
si affaccia da dietro il sole,
e nella schiuma della nostra scia
qualcosa appare e scompare.
Non sarà il canto delle sirene che non ci farà guardare.
Mio padre era un marinaio e andava a navigare,
se l'è portato il vento, se l'è portato il mare.
Mio padre era un marinaio, girava le città,
mio figlio non le conosce, ma le conoscerà.
Non sarà il canto delle sirene che ci addormenterà,
l'abbiamo sentito bene, l'abbiamo sentito già,
ma sarà il coro delle nostre donne,
da una spiaggia di sassi.
Sarà la voce delle nostre donne, a guidare i nostri passi,
i nostri passi nel vento, e il vento ci prende per vela.
Sarà di ferro la sabbia, sarà di fuoco la terra.
Ascoltaci o Signore, perdonaci la vita intera.
Mio padre era un marinaio, conosceva le città,
partito il mese di febbraio di mille anni fa,
mio figlio non lo ricorda, ma lo ricorderà,
mio padre era un marinaio, mio figlio lo sarà.

 

 

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Una tradizione accolta da Apollodoro, il mitologo, nella sua Biblioteca, narra che Orfeo, dalla nave degli Argonauti, cantò con più dolcezza delle sirene, e che queste si precipitarono in mare e trasformarono in rocce: perché la loro legge era di morire, se qualcuno non avesse subito il loro fascino. Anche la sfinge si precipitò dalla rupe, quando le indovinarono l'enigma.
Nel secolo VI, una sirena fu catturata e battezzata nel Galles settentrionale, e figurò come santa in certi almanacchi antichi, sotto il nome di Murgen. Un'altra, nel 1403, passò per la breccia di una diga, e abitò in Haarlem fino al giorno della sua morte. Nessuno la capiva; ma le insegnarono a filare, e venerava per istinto la croce. Un cronista del secolo XVI ragionò che non era pesce, perché sapeva filare, e non era donna perché poteva vivere nell'acqua.
L'inglese distingue la sirena classica (siren) da quelle che hanno coda di pesce (mermaids). Sulla formazione di quest'ultima immagine avranno influito per analogia i tritoni, divinità del seguito di Poseidone.
Nel decimo libro della Repubblica, otto sirene presiedono alla rivoluzione degli otto cieli concentrici.
« Sirena: preteso animale marino », leggiamo in un dizionario brutale.
(Jorge Luis Borges, Manuale di zoologia fantastica ,Einaudi, 1962)

 

 

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Io dunque tutto le dissi per ordine, e poi mi parlava parole Circe sovrana: "Così tutto questo è compiuto; ma ora tu ascolta come io ti parlo: te lo rammenterà ancora il dio.

Alle Sirene prima verrai, che gli uomini stregano tutti, chi le avvicina.

Chi ignaro approda e ascolta la voce delle Sirene, mai più la sposa e i piccoli figli, tornato a casa, festosi l'attorniano, ma le Sirene col canto armonioso stregano, sedute sul prato: pullula in giro la riva di scheletri umani marcenti; sull'ossa le carni si disfano.

Ma fuggi e tura gli orecchi ai compagni, cera sciogliendo profumo di miele, perché nessuno di loro le senta: tu invece, se ti piacesse ascoltare, fatti legare nell'agile nave i piedi e le mani ritto sulla scarpa dell'albero, a questo le corde ti attacchino, sicché tu goda ascoltando la voce delle Sirene"...

(da "Odissea" di Omero) 

 

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Sulla costa della nostra penisola viveva una coppia di giovani innamorati: Rosa e Giuseppe. Giuseppe un giorno non ritornò dalla pesca e Rosa era molto preoccupata; uscì dunque a cercarlo, ma scivolò e cadde in mare.
Ad un tratto udì strane voci: un gruppo di sirene nuotava verso di lei e in un attimo la tramutarono in sirena. Fecero così per gelosia: si erano infatti invaghite del pescatore il quale, pur essendo incuriosito dal loro aspetto ed ammaliato dal loro canto, non poteva certo amarle: nessuna donna era per lui meravigliosa quanto Rosa.

Intanto lei, trasformata in sirena, si sentiva triste ed infelice; il suo nuovo corpo, simile a quello di un pesce dalla vita in giù, non le piaceva affatto e se ne vergognava. Per questa ragione, le altre sirene la canzonavano continuamente, facendola vergognare ancora di più.
L'unica cosa che Rosa apprezzava del proprio stato era la voce, persino più incantevole di quella delle altre sirene e così delicatamente dolce.
Ma, proprio a causa di quella bellissima voce, le altre presero ad invidiarla...
Accadde che un giorno, mentre Rosa cantava la sua più bella melodia, le sirene invidiose le fecero una magia: ogni volta che avesse cantato, da allora in poi, sarebbe diventata un po' più animale e un po' meno umana. Se poi avesse continuato abbastanza a lungo, alla fine si sarebbe tramutata in un pesce verde.
Rosa, tuttavia, non se la sentiva di rinunciare a quell'unica consolazione e non si curava molto di questa magia. "Quando sarò diventata un pesce non potrò più pensare" - si diceva - "così eviterò di sentirmi infelice".
Continuò a cantare incurante del fatto che, ogni volta, la trasformazione del suo corpo in quello di un pesce procedeva un pochino di più.

Ma un giorno, mentre cantava seduta su uno scoglio - ormai più pesce che umana benché ancora dotata di ragione, dato che la metamorfosi ancora non era arrivata alla testa - vide Giuseppe su una barca carica di gioielli. Il pescatore aveva trovato quel tesoro su un'isola deserta ed aveva deciso di donarlo ad una nave mercantile dato che, avendo perso Rosa, null'altro gli interessava.
Appena lo riconobbe, Rosa si tuffò in mare e, avviconatasi all'imbarcazione, gli disse : "Giuseppe, se darai quei gioielli alle sirene, mi lasceranno libera di venire con te".
Giuseppe, che a stento la riconobbe, quando si accorse che quello strano animale era Rosa, si precipitò dalle sirene e donò loro tutto quel magnifico tesoro.
Le sirene, allora, lasciarono libera Rosa la quale, appena salì sulla barca, tornò alla propria originaria bellezza.

 

 

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Secondo le vecchie leggende irlandesi le sirene portano sfortuna se i marinai le incontrano in alto mare, in tal caso verranno delle brutte tempeste o succederà comunque qualcosa di male.
C'è al riguardo una vecchia e curiosa leggenda irlandese:
C'era una volta una nave in viaggio per l'America e fu avvistata una sirena che la seguiva.
Dopo breve tempo venne una tempesta e il capitano disse:
"Questa sirena si deve essere innamorata di un marinaio dell'equipaggio, per questo ci segue; se sapessimo chi è potremmo darglielo e salvare le nostre vite."
Così, tirarono a sorte, e venne estratto il nome di un uomo ma il capitano si sentì dispiaciuto per lui e disse che gli avrebbe dato un'altra possibilità.
Il giorno dopo la sirena li seguiva ancora, aveva un aria tristissima poiché le negavano il desiderio del suo cuore e la tempesta era ancora più forte e il vento ululava come il lamento di un anima in pena.
Allora tirarono di nuovo a sorte e venne estratto il nome dello stesso uomo.
Ma il capitano disse che gli avrebbe dato una terza possibilità.
Tuttavia il terzo giorno venne estratto ancora il suo nome.
Quando i suoi compagni lo stavano per buttare infine nelle acque ruggenti lui disse: "lasciatemi solo per un po'", andò alla poppa della nave e cominciò a cantare una semplice canzone popolare irlandese ma così bella e armoniosa era la sua voce che la sirena ne rimase incantata e mentre lui cantava lei assunse un espressione assorta e malinconica ed anche il mare si calmò con lei.
Così il marinaio continuò a cantare e a cantare mettendo nel canto tutta la sua anima finché la nave giunse in America. Ma il marinaio da allora non cantò più.

 

 

 

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Un pescatore era andato a pescare sul lago con la sua rete a strascico in una notte di luna piena.
Sentì la sua rete divenire pesante e riuscì a tirarla su solo con difficoltà:
Quando la luna sbucò dalle nuvole vide che aveva catturato una sirenetta.
A guardarla sembrava una creatura gentile e di meravigliosa bellezza.
Aveva udito dai vecchi del villaggio che queste sirenette di lago venivano su dalle loro fresche case sottomarine una volta ogni cento anni, per ammirare la luna e per crescere.
Siccome quella che vedeva sembrava circa della grandezza di una ragazzina di 12 anni l'uomo non poté immaginare di che antica età fosse veramente.
Le parlò perché non ne era affatto spaventato e gli sembrò che lo pregasse di lasciarla andare ma la sua lingua gli suonava come il rumore del vento nel canneto lacustre.
Sembrava una creatura tanto graziosa e delicata che in un primo momento il pescatore ne ebbe pietà e pensò di liberarla subito per non farla soffrire ma poi si disse che doveva prima almeno mostrarla ai suoi figli ed infine il suo pensiero andò ai ricchi che vivevano nel castello e a quanti soldi gli avrebbero dato per poterla mostrare nei loro acquari.
Allora il suo cuore si indurì ed iniziò a remare verso riva.
La sirenetta stese un braccio fuori dalla rete ed indicò con aria desolata più e più volte la luna che stava impallidendo nel cielo, poi gli mise una mano sul braccio...
"Come fredda spuma era il suo tocco" raccontò in seguito il pescatore; ma sembrò che il suo calore umano la ferisse perché subito si ritrasse e si rannicchiò nel fondo della barca coprendosi coi suoi lunghi capelli verdi.
Il pescatore temeva che la luce del giorno potesse essere troppo forte per lei e la coprì con alghe umide.
Il sole era sorto quando la barca arrivò a riva.
Allora l'uomo portò la barca sulla spiaggia e levò via le alghe con le quali aveva coperto la sirenetta.
Ma la rete era vuota, non restava altro di lei che una macchia umida.
Il braccio del pescatore che lei gli aveva toccato gli rimase freddo come il ghiaccio per tutto il resto della vita niente poté più scaldarlo.

 

 

 

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Sirena, la leggendaria sirena di Guam, era un tempo una giovane ragazza che viveva nella regione di Agana vicino al fiume Minondo dove fresche acque di sorgente che dividono la città di Agana incontrano l'oceano alla foce del fiume.
Amava molto l'acqua ed era solita andare a nuotare nel fiume ogni volta che poteva rubare un momento dai suoi doveri per soddisfare la sua più grande passione.
Un giorno fatale, la mamma di Sirena la mandò a prendere gusci di noci di cocco da usare al posto del carbone per la stufa.
Sirena però, dimentica dell'ora e dei suoi doveri, non poté resistere alla tentazione delle fresche acque del fiume.
Là nuotò a lungo, mentre la sua mamma la chiamava con impazienza.
La madrina di Sirena si trovava per caso a visitare quel posto, e mentre la madre di Sirena adirata con lei la malediceva con queste parole: "Siccome ami l'acqua più di ogni altra cosa, allora dovresti diventare un pesce" la madrina subito disse: "Rimanga però umana la parte di te che mi appartiene".
Sirena non tornò mai più a casa, perché avvertendo una strana sensazione mentre nuotava, scoprì presto che dalla vita in giù era diventata in parte pesce.
Sua madre, pentitasi della sua maledizione, non poté però disfarla.
Sirena, dicendo addio ai suoi cari, nuotò fin nell'oceano Pacifico. Dalla sua sparizione i marinai hanno testimoniato di averla vista in diverse parti del mondo. Un marinaio dice di averla vista prendere il sole su uno scoglio di un isoletta oceanica. Secondo la leggenda, potrebbe essere catturata solo con una rete di capelli umani.

 

 

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Al tempo in cui non c'era altro nell' Harz che foresta vergine, un cavaliere vi andò per cacciare.
Prima di potersi orientare bene, perse la strada, e vagò nella foresta per lunghi giorni senza riuscire a ritrovare il cammino.
Finalmente arrivò ad un meraviglioso castello situato in un campo molto vasto e circondato dall'acqua.
Un sentiero portava ad un ponticello, che era stato chiuso.
Allora il cavaliere chiamò; fischiò; aspettò.
Ma non udì niente dall'interno.
Era come se il castello fosse abbandonato.
"Aspetta" pensò. "Il castello non può essere vuoto. Qualcuno certo verrà tra poco. Mi siederò qui e aspetterò finché qualcuno arriverà." Così si sedette e aspettò ma il castello rimase silenzioso. Alla fine perse la pazienza e proprio mentre era sul punto di andarsene vide una bellissima ragazza emergere dalla foresta e camminare verso il ponte.
"Aspetta," pensò. "Lei certo conosce questo posto, infatti sta per entrarvi." E questo fu ciò che avvenne.
Quando fu a pochi passi da lui, le parlò, dicendole che aveva perso la strada nella foresta dell' Harz, che vi aveva vagato per otto lunghi giorni e che desiderava finalmente riposare sotto un tetto.
Era rimasto lì per tre ore chiedendo il permesso di entrare ma nessuno gli si era mostrato o si era fatto sentire. Quindi, le chiedeva se sarebbe stata tanto gentile da chiedere di farlo entrare nel castello.
Lei disse che non sarebbe stato affatto necessario, poteva entrare con lei dato che era la padrona del castello.
Detto questo premette una pietra posta davanti al ponticello che immediatamente discese permettendo il passaggio.
Poi prese una grande chiave ed aprì il cancello. Insieme attraversarono un grande cortile ed entrarono nel castello.
Portò il cavaliere in una bella stanza riccamente arredata e gli disse di mettersi comodo. Gli disse inoltre che prima di ogni altra cosa, voleva andare a preparargli una cena adeguata. Certo aveva bisogno di qualcosa di caldo da mettere sotto i denti, gli disse, aggiungendo che anche lei aveva fame. Siccome non aveva servitori, avrebbe dovuto occuparsi di tutto lei stessa.
Detto questo lasciò la stanza. Poco tempo dopo ritornò con un arrosto dall'aspetto veramente appetitoso, dei dolci e molte altre cose deliziose. Apparecchiò la tavola e lo invitò a servirsi liberamente. Il cavaliere non ebbe bisogno di farselo ripetere due volte.
Dopo aver finito di mangiare si sedettero l'uno di fronte all'altra intraprendendo una piacevole conversazione. Alla fine il cavaliere le disse che si sentiva molto dispiaciuto per lei perché viveva in quel posto tutta sola osservando che il tempo non le doveva passare mai senza alcuna distrazione e divertimento.
"Oh no," lei disse."Il tempo non passa affatto lentamente per me e qui ho dei divertimenti davvero eccitanti e piacevoli!"
Il cavaliere non capì come ciò fosse possibile ma poiché la fanciulla non volle aggiungere altro gli sembrò scortese insistere. Però le disse che se le avesse fatto piacere sarebbe comunque rimasto con lei qualche giorno per farle compagnia. La ragazza gli rispose che ne sarebbe stata felice. L'ospite rimase uno, due, tre giorni e finirono col trovarsi così bene l'uno con l'altra che alla fine il cavaliere le chiese di diventare sua moglie. Lei gli rispose che ne sarebbe stata veramente felice e che sarebbe stata sua per sempre, a condizione però che lui le concedesse ogni venerdì la libertà di andarsene dove lei avesse voluto senza mai tentare di seguirla o anche solo di indagare dove fosse andata né cosa avesse fatto in quel giorno.
Al cavaliere naturalmente questa condizione non piacque affatto ma quella ragazza era per lui così incantevole e aveva su di lui un fascino talmente intenso e profondo che pur di averla avrebbe accettato qualsiasi cosa.
Questo dunque lui le concesse e così si sposarono.
Vissero assieme molto tempo e molto si amarono. Ebbero anche dei bei figlioli e nulla mancava alla loro felicità.
Ma un giorno venne al castello uno strano cavaliere e gli fu dato alloggio. Era un venerdì ed il cavaliere chiese come mai la signora del castello non si facesse vedere; il padrone gli rispose che sua moglie non era mai in casa di venerdì e gli raccontò della sua promessa e come in osservanza a tale promessa non l'avesse mai cercata in quel giorno.
Allora lo strano cavaliere osservò che nessuna moglie si sarebbe mai comportata in quel modo e insinuò pur senza affermarlo direttamente che nessun marito avrebbe mai potuto accettare un simile patto.
Da questa conversazione il padrone del castello ne fu così scosso da decidere di fare subito ciò che in cuor suo sapeva avrebbe finito per fare prima o poi ma aveva sempre rimandato: andò immediatamente alla ricerca di sua moglie.
A lungo, molto a lungo la cercò nella foresta ma senza alcun esito e al far della sera stava per ritornarsene inquieto e scoraggiato al castello quando in lontananza sentì come un canto armonioso...
Seguendolo arrivò ad un piccolo laghetto che non aveva mai visto, ed era assai strano poiché era convinto di conoscere ormai bene la foresta intorno al castello.
Nel laghetto c'era sua moglie che stava nuotando assieme ad alcune ragazze che non aveva mai visto.
Giocavano e cantavano nell'acqua e sembravano divertirsi moltissimo, ma osservandole meglio si rese conto all'improvviso con un tuffo al cuore che tutte, ma proprio tutte, sua moglie compresa, erano solo in parte umane poiché al posto dei fianchi e delle gambe avevano una lunga coda di pesce.
Quando la fanciulla del lago vide suo marito non gli parlò affatto limitandosi a fissarlo lungamente con uno sguardo serio e tristissimo, poi si tuffò con le altre sirene.
Il signore del castello per la fortissima emozione perse i sensi.
Quando rinvenne il lago non c'era più.

 

 

 

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Tanto tempo fa In un bellissimo castello viveva una principessa.
Il suo castello era ricco e sontuoso con degli affreschi incantevoli e meravigliosi che raffiguravano ogni sorta di creature fantastiche e mitologiche: c’erano centauri, satiri, ninfe, sirene così squisitamente dipinti da sembrare vivi e reali.
La principessa almeno all’apparenza era tranquilla e riflessiva.
Come nelle favole aveva la pelle liscia e bella come i petali delle rose di maggio, gli occhi azzurri come il fondo del mare e dei piedini piccoli e graziosi come Cenerentola.
Ma non era la solita principessa delle favole; in fondo al cuore, anche se non l’avrebbe mai ammesso nemmeno a sé stessa, lei odiava il castello squallidamente meraviglioso in cui viveva e tutte le convenzioni, le pompe e le etichette a cui doveva sempre sottostare, odiava il principe bello ma banale che avrebbe dovuto sposare per ragion di stato, odiava babbo re e mamma regina quando le facevano notare quanto doveva essere felice e soddisfatta per tutto ciò che aveva e avrebbe avuto in futuro.
Ma al di sopra di tutto e di tutti la nostra dolce principessina si odiava, odiava sé stessa perché sapeva che avrebbe sempre subito tutto ciò senza mai ribellarsi.
Aveva infatti un cuore ribelle e selvaggio e tuttavia, forse anche perché era stata troppo viziata, era di carattere debole.
Quindi si limitava a cercare la libertà solo fuggendo nei suoi sogni invece di lottare per averne almeno un po’ nella realtà.
Una notte di plenilunio si svegliò di soprassalto da sogni strani e vagamente inquietanti che tuttavia riusciva a ricordare solo vagamente e ancora nel dormiveglia le parve di udire un canto sommesso ma dolcissimo.
Si affacciò alla finestra della torre che dava sul mare e non molto lontano le parve di vedere su una piccola spiaggia un gruppetto di ragazzi e ragazze tutti completamente nudi che danzavano e cantavano in maniera così aggraziata e selvaggia allo stesso tempo che ne rimase profondamente turbata.
Così, per vedere meglio, si sporse un po’ dalla finestra ma i ragazzi sembrarono vederla e subito fuggirono tutti tuffandosi nel mare oscuro.
Poiché nessuno riapparve dalle onde lei pensò di aver avuto una allucinazione, causata magari dalla sua fervida fantasia.
La mattina dopo si convinse di averli solamente sognati.
I giorni successivi comunque non ebbe nemmeno il tempo di ripensarci, fervevano i preparativi per il suo matrimonio imminente e lei si sentiva del tutto rassegnata a quello che le appariva il suo dovere e destino.
Si era spinta persino a sorridere piacevolmente al principe, il quale ne fu profondamente felice dato che la felicità, a volte, è l’incapacità di vedere al fondo delle cose.
La notte prima del giorno del matrimonio, però, non riuscì assolutamente a prendere sonno tanto si sentiva inquieta ed infelice; una parte di lei voleva disperatamente fuggire, fuggire da tutto, da tutti e per sempre.
Si avvicinò alla finestra della torre pensando vagamente di buttarsi di sotto ma sapendo allo stesso tempo benissimo che anche il suo suicidio l’avrebbe solamente sognato.
Sarebbe stata una brava principessa alla fine, pensò mestamente.
Fu allora che vide di nuovo (Oh, si, questa volta ne era certa!) i ragazzi e le ragazze che come l’altra volta, danzavano nudi sulla spiaggetta.
Ma questa volta il loro canto non era sommesso ma si faceva di momento in momento più forte e esultante: un inno alla libertà e alla gioia.
La principessa ascoltandolo ne rimase rapita.
Fu allora che una ragazza della spiaggetta le fece un saluto con la mano ma più che un saluto sembrava un esplicito invito.
La principessa si sentiva come preda di un incantesimo a cui non poteva in alcun modo resistere, allora si spogliò completamente, aprì la porta della sua camera e discese la scalinata della torre mentre le prime luci dell’alba rischiaravano il castello.

Arrivata di sotto incontrò il ciambellano di corte, quello più ligio ad ogni regola e etichetta, comprese quelle più bizzarre e stupide.
Vedendola andare in giro tutta nuda, invece di scandalizzarsi a morte, le sorrise con ammirazione dicendole che avrebbe dovuto stare sempre così, poiché qualsiasi abito non poteva che offuscare la sua naturale bellezza.
Un bel complimento davvero!
Ma certo se non fosse rimasto anche lui incantato da quell’armonia irresistibile avrebbe fatto ben altri commenti!
E fu così che la principessa attraversò tutto il paese; la gente, quella almeno che non era troppo presa dall’incantesimo per notarla, si limitava in genere a farle qualche complimento gentile, sul tipo di come fosse carina e graziosa al naturale la loro principessa, quando invece in altri paesi c’erano certe principotte così rozze ma così rozze che anche coi vestiti più belli e più ricchi facevano venir voglia di girarsi da un’altra parte!
I bambini poi la seguivano allegramente e i più piccini curiosi la segnavano a dito.
Dopo una bella camminata la principessa giunse infine alla piccola spiaggia e felice si unì alla danza cantando come meglio poteva ed anche se non riusciva in alcun modo a rivaleggiare con quelle splendide voci non ne fu minimamente invidiosa.
E mentre danzavano e cantavano ad ogni giro di danza si dirigevano tutti verso il mare.
Una ragazza, appoggiatasi ad uno scoglio per guardare la principessa, si bagnò appena le gambe che subito le si trasformarono in una graziosa coda che assomigliava vagamente a quella di un delfino.
Lo stesso accadde a tutti gli altri tritoni e sirene.
La principessa vi entrò per ultima ma a lei non successe proprio niente.
Allora un tritone le lanciò una pelle di pesce dai bellissimi colori iridescenti, questa sembrò prendere vita, si dimenò mentre le si attaccava addosso, poi ridivenne immobile coprendola totalmente dai fianchi in giù.
Ma dopo poco prese a fare dei movimenti strani e inquietanti: era come se le stesse divorando le gambe e parte dei fianchi; allora la principessa urlò e pianse ma più per la paura che per il dolore perché stranamente ne provava solo un poco.
E alla fine anche quella lieve sofferenza cessò.
Ora una coda lucente guizzava nel punto in cui erano state le gambe. La nuova sirena fissò stupita e meravigliata quella che da ora in poi sarebbe stata la sua coda, si accorse che molti del paese erano venuti sulla spiaggia, attratti dal coro meraviglioso e la stavano guardando, perciò si rassettò i capelli scompigliati e si lasciò ammirare, permise anche ad alcuni ragazzini curiosi di carezzarle la coda.
Poi si tuffò anche lei nelle onde del mare,inseguendo felice i suoi simili. Mentre nuotava sentì che qualcosa nella testa le si faceva leggero, leggero e ebbe appena il tempo di voltarsi un ultima volta verso lo splendido castello dove era vissuta fino ad allora prima di perdere definitivamente ogni ricordo della sua vita passata. Non ricordava nemmeno più di aver avuto un nome, ma anche se lo avesse ricordato non l’avrebbe più voluto, una sirena non può avere un nome che la leghi. E se ne andò nuotando verso la libertà.

 

 

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Nelle acque trasparenti e cristalline del lago di Carezza, che gli antichi chiamavano lago dell’arcobaleno, si vedono riflessi tutti i colori dell’iride. Narra la leggenda che tanto tempo fa - quando le sorgenti erano limpide e le acque non contaminate ospitavano ninfe e fate gentili - in questo lago viveva una deliziosa creatura di nome Ondina. Un po’ fata e un po’ sirena, Ondina abitava la profondità delle acque ed emergeva soltanto attorno al mezzogiorno, per assaporare il tepore dei raggi del sole. Un giorno, i suoi capelli biondi e i suoi occhi blu furono notati da un mago malvagio, padrone del bosco, che subito s’innamorò di lei. Ma appena si avvicinò, Ondina scomparve sott’acqua, lasciando il mago con un palmo di naso. Come fare ad attirare di nuovo la ninfa in superficie? Dopo averci pensato a lungo, il mago decise di creare un arcobaleno e di spacciarsi per un mercante di gioielli. I colori sospesi nell’aria e le gemme, pensò, avrebbero attirato certamente la fanciulla. Poi lui l’avrebbe tenuta per sempre prigioniera nel bosco. In effetti, appena l’estremità del grande arcobaleno venne a posarsi sulle acque del lago, Ondina comparve curiosa e forse sarebbe caduta nel tranello se il mago, impaziente di afferrarla, non fosse inciampato, perdendo i baffi e la barba finta del travestimento. La ragazza lo riconobbe subito e con un’allegra risata si rituffò e scomparve. Il mago capì che non sarebbe mai più riuscito a ingannarla e preso da furore cominciò a sradicare alberi e a lanciare macigni nel lago. Urlava come un ossesso, disperato. Infine afferrò l'arcobaleno e, dopo averlo frantumato in mille pezzi, lo scaraventò in acqua. Ondina, al riparo nel suo rifugio segreto, vide tutta la scena e quando il mago sconfitto si ritirò nella selva, riemerse per raccogliere i frammenti dell'arcobaleno, con i quali continuò a giocare.
Ogni tanto, prosegue la leggenda, Ondina si diverte a sbriciolare pezzi di arcobaleno, poi sceglie i colori e cosparge le cime dei monti di polvere rosa.

 

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April 18

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fiamma

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Carmen B.wrote:
June 28
Simonawrote:
Complmenti per bellissimo blog!
June 1
Carmen B.wrote:
Apr. 22
Angelawrote:
 Complimenti ....passavo di qui per casa ... complimenti per il blog è fatto molto bene!
ciao =)
Apr. 6
Carmen B.wrote:
Mar. 26

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